mercoledì 23 maggio 2012

Red River Bugs

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Seguendo con lo sguardo verso l’alto il muro del Military Wall - ben definito “5.12 wall”, dato che quattro 7b sono allineati l’uno di fianco all’altro - ci si chiede, per un momento, come le vie possano essere più dure del 6c. La roccia è lavoratissima, simile a una forma di groviera dai buchi uno più grosso dell’altro e belli profondi; peccato che i buchi siano sì grossi e profondi, ma spesso piatti, da pinzare o da rovesciare dopo qualche secondo di compressione furiosa per alzare i piedi, il tutto con un tasso di umidità abominevole e un’inclinazione che risulta evidente solo quando ci si cala dalla sosta. La polvere - anzi, la sabbia - impregna ogni cosa.

Ci aspettavamo di trovare molta più gente, ma ad eccezione degli strapiombi del Military, né sabato né domenica abbiamo dovuto dividere la falesia con altri climber, forse per la nostra scelta dei settori, o forse per il caldo; considerato l’uso smodato che gli americani fanno dell’aria condizionata, ci viene spontaneo pensare che questa non sia la loro stagione preferita.

Il settore North 40 risulta essere un piccolo gioiello: i pochi tiri - 6c, 7a, 7b e 7c+ - nascosti da una fitta vegetazione ed esposti a nord, sono tutti linee da quattro o cinque stelle, dall’inclinazione meno pronunciata rispetto a quelli del Military e decisamente più tecnici.

A cominciare da Amarillo Sunset (5.11b), questo sì meta di un vero e proprio pellegrinaggio; il tiro parte da una cengia sulla destra di un anfiteatro, e sale per un sentiero di buchi distanti, lungo la parete incorniciata dagli alberi. I movimenti obbligati rendono la linea perfetta e caratteristica.

Fortunatamente quando arriviamo non c’è ancora nessuno, e possiamo gustarci in tutta tranquillità il nostro “sunset” mattutino, ma dopo una mezz’ora inizia già a formarsi la coda. Merito di quella valutazione a cinque stelle assegnata dalla guida, e pienamente meritata.

(qui sotto, Amarillo Sunset)

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Nonostante un piccolo disguido, che porta Jaco su un tiro trad spittato solo nei primi dieci metri, anziché su un 7a, la domenica come al solito risulta la giornata migliore; le sei ore di macchina del venerdì sono state ammortizzate dal sonno della notte precedente e dalla lauta cena messicana, ragion per cui in mezza giornata facciamo quasi lo stesso numero di tiri che avevamo fatto il giorno prima, con dieci ore a disposizione. Dopo un 5.12b di blocco (ma come le incastro le mani in ‘sta fessura???), propongo un’ultima via facile facile di defaticamento, che sia non più di 6b; ma quando arriviamo al Courtesy Wall e ci troviamo nella falesia deserta e quieta, di fronte a Wearing Out my Welcome (5.12a), non sappiamo resistere. Intorno a noi non c’è nessuno. Ma dove sono finiti tutti?

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Tornando a casa, tiriamo un sospiro di sollievo: temevamo che, con il caldo, tutti i serpenti di Red River si dessero appuntamento nelle fessure della roccia, sotto le vie o sugli alberi circostanti, in attesa del momento propizio per infilarsi in uno dei nostri zaini. Invece, per fortuna, non abbiamo incontrato nessuno strano animale. Insomma, pensavamo di averla scampata, nonostante un residuo timore di avere sfiorato la famosa “poison ivy”. Ma ancora non sapevamo che un altro flagello dell’outdoor sono i “bugs”, insetti microscopici che tendono a mordere gli esseri umani (saranno pulci?); infatti, dopo qualche ora di viaggio iniziamo a scoprire punturine qua e là, e a grattarci di conseguenza. Mai più senza spray.

Un’ultima cosa: cercando in rete informazioni sui “bugs”, siamo incappati in un articolo che parla di “flesh eating termites at Red River”, ovvero di termiti che si nutrono di carne umana, risultato dei soliti esperimenti segreti dell’esercito. Sarà vero? ;-)

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