venerdì 29 giugno 2012

Animali di vario tipo

senzatitolo-144-2012-06-29-22-25.jpg

97° Fahrenheit, umidità al 100%. Una normale giornata di afa in città. In questi giorni ringrazio di vivere in Michigan e non in Colorado, dove il fuoco sta divampando da più di un mese, costringendo migliaia di persone ad abbandonare le proprie case. Noi qui non abbiamo le montagne che hanno loro, ma abbiamo tanta, tanta, tanta acqua. Vado a prendere Jaco al lavoro verso le sei di pomeriggio; niente palestra oggi - guai a chi si lamenta del Braccini, qui non abbiamo neanche i ventilatori! Andiamo al lago.

Stony Creek Metropark, o parco cittadino di Stony Creek, a 20 minuti dalla zona automotive di Auburn Hills. Il lasciapassare annuale costa 25$, ben spesi; sembra quasi di essere al mare, ma in più la vegetazione attorno è verdissima, carica d’acqua nonostante la canicola.

Certo, bisogna adattarsi, perché su questa spiaggia, dove la sabbia sembra più terra che altro, c’è di tutto. Ci sono i ragazzotti che giocano a “play catch” (ovvero si lanciano la palla da football a distanze spaventose; avete mai provato? Mica facile!) Ci sono le bambine spose musulmane, che giocano nell’acqua avvolte nelle loro vesti di raso nero, solo il viso scoperto. Ridono, si rincorrono, chiacchierano mentre accanto a loro passano ragazzine americane in bikini, mano nella mano col fidanzato. Ci sono donne e uomini di dimensioni enormi che quando entrano in acqua fanno alzare l’alta marea.

Però è una meraviglia. A Torino se andava bene c’era la piscina, ma chiudeva alle sette, mentre qui si può stare fino alle 10.

senzatitolo-137-2012-06-29-22-25.jpg

Le contraddizioni sono come al solito incredibili. La bellezza del paesaggio, la grandiosità della natura, che si insinua in ogni metro di spazio urbano per riprendere il controllo, fanno da contraltare a una inciviltà altrettanto incredibile. Sacchettini di patatine che svolazzano in giro, bicchieri di plastica e mozziconi di sigarette, un intero set di formine colorate abbandonato da un bambino stufo. Perché sforzarsi, qualcuno pulirà. Come al cinema. Eppure da nessun’altra parte abbiamo mai visto una strada a quattro corsie bloccarsi per far passare le oche con i loro piccoli, né le oche pascolare beatamente nelle isole spartitraffico; né abbiamo mai visto un cartello stradale “Attraversamento papere”. Da noi non le farebbero passare.

senzatitolo-138-2012-06-29-22-25.jpg

sabato 23 giugno 2012

Cinema

Cinema-2012-06-23-10-40.png

C’è da riflettere, nel senso che abbiamo sempre sbagliato tutto, evidentemente. Pensavamo che si andasse al cinema per divertirsi o per vedere il film di un regista preferito, o per morire di paura con un horror o addormentarsi davanti a una pellicola minimalista, e invece no.

Ci siamo trovati di fronte a un questionario dell’AMC - la prima catena di sale cinematografiche del mondo - che chiedeva quali fossero le ragioni per andare al cinema; be’, potete vedere con i vostri occhi quali sono le opzioni a disposizione.

Arrivati alla sesta leggiamo un “To see a movie…”: ecco, forse ci siamo! Purtroppo la frase completa è “To see a movie before anyone else”, che tradotto significa: “Chissenefrega del film, ma devo averlo visto per primo (o per prima)”. In tutti gli altri casi, il film non è che una scusa per stare fuori casa, o per liberarsi dei figli per qualche ora, o per fare baldoria con gli amici.

In effetti, entrando in sala si capisce che AMC conosce bene i suoi polli; tra pop corn, birre, e cocktail (non in tutte le sale, ma in alcune ci si può portare pure il mojito), l’importanza dello schermo e delle immagini proiettate sembrano secondarie. La mia vicina a un certo punto si alza e rientra mezz’ora dopo (ho cronometrato), mentre il vicino di Jaco effonde effluvi di birra a una distanza di 3-4 metri; per fortuna l’IMAX emette suoni di una tale potenza che non si sentono sgranocchiare di pop corn né eventuali suonerie fuori luogo.

Ecco, le sale IMAX per i film d’azione sono un punto a favore degli States: la definizione dello schermo è talmente elevata che i film sembrano in 3D anche se non lo sono, e confessiamo che è difficile resistere all’appeal dei film sbanca botteghino in stile Prometheus

Scendiamo nella lobby e sembra di attraversare un panetto di burro fritto, tanto è forte l’odore dei pop-corn. La gente entra in sala con il secchio della Coca-cola - non ce la faccio a definire bicchiere un contenitore da un litro - e il secchio dei pop-corn: qui non siamo a New York, dove Bloomberg vuole proibire la vendita di bibite gassate oversize….

Comunque, continuiamo a sostenere che il questionario non è completo. Dovrebbero inserire nel questionario anche l’opzione: “Vado al cinema per mangiare mezzo chilo di pop corn e poter buttare il contenitore per terra quando ho finito”.

domenica 17 giugno 2012

Bouldering in the Glen

Un paradiso a così poca distanza dall’inferno… Uno di quei contrasti incredibili che ci siamo abituati a trovare da queste parti.

Dal parcheggio si scende una scaletta e ci si perde in una foresta tropicale che digrada verso il fiume, il Niagara. Contrariamente alle nostre aspettative, ci siamo solo noi, o quasi; è vero che siamo una decina, e facciamo casino per trenta, ma data la bellezza del luogo immaginavamo di trovare molti più arrampicatori. Geoff è della zona, conosce tutti i blocchi e ci consiglia i migliori; una bella fortuna, dato che la guida serve solo a perdersi.

Niagara_10June12-147-2012-06-17-10-48.jpg

I blocchi di calcare offrono una grande varietà di passaggi - alcuni un po’ lisci, per la verità; dai muri verticali ai tetti, passaggi tecnici e grandi dinamici. Il fiume sottostante e la foresta offrono una frescura inimmaginalbile più in alto, lungo la strada, dove ci sono quasi 90°.

In una pausa fra un blocco e l’altro, scendiamo a bagnarci lungo la riva; una jet boat schizza verso l’alto - controcorrente - con il suo carico di turisti, risale le rapide con i motori a palla e poi si ferma, cavalca le onde, si lascia sballottare di nuovo verso il basso. La vediamo comparire dopo 5 o 10 minuti, i motori che ringhiano per lo sforzo di risalire la corrente del Niagara (che ha una portata di più di 5000m cubi al secondo..)

Niagara_10June12-119-2012-06-17-10-48.jpg

Se di boulderisti se ne vedono pochi, in compenso vediamo spesso spuntare attorno a noi gente vestita nelle maniere più disparate, dagli indiani con il turbante in testa, a improbabili gruppi di hikers, per finire con le signore in infradito e vestitino che immancabilmente scivolano sul fango del sentiero. Sono probabilmente i sopravvissuti del barbecue domenicale, che con la pancia piena decidono di avventurarsi nei boschi senza sapere che ci sono rovi, zanzare, sentieri ripidi e, soprattutto, che bisogna camminare. La maggior parte rimane comunque sul prato in alto (bellissimo, per carità), a poche decine di metri dalla macchina, senza nemmeno sapere che cosa c’è sotto. Tutto sommato, meglio per noi!

Niagara_10June12-154-2012-06-17-10-48.jpg

martedì 12 giugno 2012

Niagara Falls

Niagara_10June12-26-2012-06-12-23-08.jpg

Cosa mostrare del Niagara? La prospettiva di vedere le cascate era tanto allettante quanto il week end di blocchi nel Glen, lungo lo stesso fiume Niagara, con Jessie, Wes e la banda di Ann Arbor. Talmente allettante che la pioggia del sabato mattina non ci scoraggia minimamente, anzi; è previsto che il tempo migliori, a fare blocchi ci si stanca in fretta, e dunque ne approfittiamo volentieri per visitare le famose cascate. La coda lungo Lundy’s lane, che conduce fino al lungofiume, non è che un assaggio del delirio turistico-commerciale di Niagara Falls. Ci aspettavamo una natura rigogliosa con uomini divenuti minuscoli che si inginocchiavano al suo cospetto, alberi, acqua, gli spazi immensi cui ci ha abituato il paesaggio americano. Invece, la cittadina che affaccia sul fiume e sulle cascate è un mostruoso incrocio fra Las Vegas, Andorra e un luna park, dove si possono trovare locali a luci rosse (ne abbiamo contati una decina di fila, poi ci siamo stufati), la caverna del diavolo, l’antro di Frankenstein, l’Hard Rock café, svariati casinò, alberghi di superlusso e foto ricordo col sole anche quando piove. Sciami di gente, di tutti i colori - indiani, giapponesi, messicani, italiani - inondano i marciapiedi di Niagara Parkway, si incanalano lungo le passerelle che portano alle barche, incappucciati nell’impermeabile di plastica blu o gialla della relativa compagnia, fotografano, mangiano, si accasciano nella lobby degli alberghi davanti a una televisione che mostra all’infinito la presentazione dei servizi a disposizione dei clienti.

Niagara_10June12-62-2012-06-12-23-08.jpg

Sulla destra, in lontananza, la American Fall; la nebbia però proviene dalla Horseshoe Fall, alle nostre spalle.

E le cascate, dove sono? Ce ne sono due, una sul lato americano e una sul lato canadese, dove ci troviamo noi: è la Horseshoe Fall (dalla forma a ferro di cavallo).

L’acqua che si rovescia nel fiume dà vita a una nuvola di vapore bianco che il vento disperde nell’aria; una pioggia leggera, quasi nebbia. Rimaniamo tutti ipnotizzati a osservare il bordo roccioso da cui il fiume precipita, che si intravede appena dove l’acqua è più chiara. Una sessantina di metri più in giù - la cascata è alta 53 metri - una barca conduce i turisti estasiati nel mezzo della nebbia.

Niagara_10June12-68-Modifica-2012-06-12-23-08.jpg

La Horseshoe Fall

Per quanto possa sembrare strano, in molti hanno tentato il grande salto, dall’inizio del 1900; la prima a sopravvivere fu una maestra del Michigan che saltò all’interno di un cosiddetto “barile”, un contenitore cilindrico con molte variazioni sul tema; e nel 1993, un canadese fu il primo a sopravvivere a un tuffo senza alcun tipo di protezione (ma non è chiaro se fosse particolarmente avventato o volesse suicidarsi). Al massimo della sua portata, la Horseshoe riversa nel fiume sottostante 5.7 milioni di litri…. al secondo.

mercoledì 6 giugno 2012

Junk food

Cibo-2012-06-6-14-40.jpg

Provate a indovinare che cos’è il piatto che il cameriere ha appena appoggiato sul tavolo di fronte a voi (non a me, ci tengo a precisarlo). No, non è un piatto di pasta al sugo con sour cream topping. E le cose verdi non sono piselli.

Siamo in un locale un po’ fighetto aperto di recente nella nostra zona, che ci aveva attirati con la promessa di birre fatte in casa. Le birre sono tutte un po’ leggerine, purtroppo, nonostante il Michigan sia grande produttore di birre coi fiocchi, ambrate, brune, belga. Affamati, i nostri amici hanno ordinato un appetizer, e questo è il risultato. Signore e signori, ladies and gentleman, queste sono… Patatine!!! Fritte, rifritte e condite con una sorta di strano ketchup e con del formaggio che, fondendo, le ha solidificate insieme, rendendole impossibili da separare; se guardate bene potete quasi ancora distinguerle. Alta cucina, comunque, sono fatte in casa!

Non stupisce poi constatare che un bambino americano su tre è obeso, vista l’idea di cucina che possono avere i genitori. In molti danno la colpa alle pubblicità di junk food infilate come il ripieno di un sandwich fra un cartone animato e l’altro, sui canali dedicati ai bimbi sotto i 12 anni. E così Walt Disney ha annunciato due giorni fa che limiterà pubblicità di questo tipo sui propri canali, radio e programmi online a partire dal… 2015. Nel frattempo, fateli mangiare in santa pace.