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giovedì 2 febbraio 2012

Stokely

Qualche foto di Stokely… Anche se adesso forse c’è più neve in Italia!

domenica 29 gennaio 2012

Stokely

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Notte insonne a parte, l’ambiente promette bene. La nevicata notturna ha finalmente imbiancato il paesaggio, rendendolo quasi spettrale; appena usciti dall’agglomerato urbano, le case si diradano e i motel o i ristoranti lungo la strada sono perlopiù chiusi, le strade di accesso coperte di neve. Una generale sensazione di abbandono, eppure i cartelli pubblicitari che promuovono attività commerciali ricordano che d’estate la zona è ricca di turismo. Ottawa è a circa 800 chilometri di distanza verso est, verso nord ci sono solo foreste, ghiaccio e gelo.

Nel giro di mezz’ora arriviamo al parcheggio -innevato - del centro sciistico. Ci saranno un centinaio di macchine, con targhe in genere canadesi. Ovviamente tutti hanno già gli sci, o le ciaspole, e partono allegramente lungo le tracce battute, mentre noi saltelliamo nella neve fino al lodge, dove affitteremo gli sci e recupereremo la cartina della zona (http://www.stokelycreek.com/~stokely/images/stokelymapforweb.jpg).

Mentre la mappa non è un problema, l’equipaggiamento lo è già di più. Basta una manciata di secondi per capire che il ragazzo incaricato di trovarci sci e scarponcini ne sa quasi meno di me - il che è tutto dire; cerca di convincerci che per il pattinato vanno bene anche le scarpette morbide, e che i bastoncini devono arrivare a livello inguinale e non oltre. Jako inizia a frugare nell’armadio, mentre il poveretto continua a tirare fuori le stesse scarpe, per poi rimetterle subito a posto, in cerca di una calzata 38 che evidentemente non c’è. Dopo un tentativo abortito di pattinare con l’attrezzatura racimolata, decidiamo che conviene rassegnarsi al back country - sci più spessi, scivolata in avanti lungo i binari o in neve fresca - e riusciamo finalmente a partire per il nostro giro, senza risparmiare qualche borbottio non troppo sommesso e commenti poco lusinghieri all’indirizzo dei proprietari.

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Per fortuna la neve è così soffice e bianca, e i sentieri talmente solitari, che presto dimentichiamo le disavventure della notte e della mattinata e ci lasciamo rapire dal paesaggio. Il sistema di sentieri, battuti quotidianamente, si estende per circa 120 chilometri, ed è possibile spingersi per ore nella foresta senza attraversare una strada, o incontrare altre persone. Qua e là, provvidenziali rifugi di legno offrono la possibilità di fermarsi per riposare e rifocillarsi.

Questo piccolo paradiso - un grande paradiso per gli appassionati di sci di fondo e nordico - fu scoperto negli anni ’70 da un tale Chuck Peterson, che in compagnia di un amico tracciò la maggior parte degli itinerari attuali. Ciò che rende unico questo posto, oltre all’ambiente selvaggio, è la cosiddetta “lake effect snow”, la neve che si forma e cade quando correnti di aria fredda si scontrano con l’aria relativamente più calda dei grandi laghi. Fino a 4 metri all’anno.

A tratti cade la neve, fa capolino il sole, tira vento; il tempo sembra cambiare con estrema rapidità. Entriamo a riposare in un rifugio sul confine orientale di Stokely, a circa 20-25 chilometri dalla partenza; una stufa e della legna sono a disposizione degli sciatori, anche se in realtà la Norm’s Cabin è attrezzata per viverci. Alle pareti e al soffitto sono appesi articoli di giornale, foto, cartoline, e una lettera della Lipton che rispondeva a una richiesta di fornitura gratis di tè come sponsorizzazione al rifugio.

Lasciamo anche i nostri nomi sul libro del rifugio e ripartiamo. La neve non smette più di cadere…

Potete immaginare come si concluda la giornata…

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domenica 22 gennaio 2012

Weekend a Boyne Mountain

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Montagna è un concetto relativo. L’abbiamo appena scoperto. Quella che abbiamo visitato questo fine settimana si eleva a ben 100 metri sul livello del mare ed è, a tutti gli effetti, un panettone che spunta nel mezzo di una landa in cui lo sguardo si perde all’orizzonte senza incontrare ostacoli. Il dislivello dalla cima al fondo delle piste - a voler essere accomodanti - è di circa 300 metri.

Ci troviamo a quattro ore di distanza da “casa”, sul lato occidentale della penisola del Michigan, nella sua zona più settentrionale. In questo periodo dovrebbe esserci molta più neve, ma per ora l’inverno è stato mite, e di rado le temperature sono scese di molto sotto lo zero (anche se sabato il termometro era stabile sui -13°).

Comunque, la neve si deposita immediatamente, proprio grazie al freddo; sabato mattina, durante il tragitto verso nord, la highway 75 sembrava una pista da pattinaggio; la polizia non poteva nemmeno dedicarsi a controllare i limiti di velocità, impegnata com’era a soccorrere gli automobilisti scivolati fuori strada.

Il panorama è incredibile. Foreste ovunque, neve e foreste, e casette sparpagliate nella neve; zone in cui è più facile spostarsi in motoslitta che in macchina, talvolta.

Pur non disponendo di grandi dislivelli, lo spazio non manca, ed è per questo che lo sci di fondo, declinato come classico più che pattinato, è molto popolare, in tutto il Michigan. Qui a Boyne Mountain, anche in un periodo povero di neve, sono aperti quasi 44 chilometri di sentieri (sui 58 dell’intero tracciato). Sci e scarponcini ci vengono consegnati per due giorni senza che si debba lasciare un documento o una cauzione.

La prima ora con gli sci ai piedi è stata abbastanza drammatica; quando non era impegnato a spiegarmi come pattinare, Jaco si sarà sicuramente fatto qualche risata alle mie spalle. Ho sperimentato vari tipi di caduta, da ferma, all’indietro, pancia in avanti. Per fortuna, la neve è soffice e fredda, polverosissima; nonostante le mie frequenti cadute iniziali, sono riuscita a non bagnarmi nemmeno un po’. Il secondo giorno è andato molto meglio; grazie all’aiuto di Jaco sono riuscita a capire come si affronta una salita - almeno a livello teorico - e ho scoperto perché dicono che questo sport faccia bene al cuore. Curiosamente, tutti quelli che incrociavamo puntavano proprio su questo aspetto, oppure sul consumo di calorie. Da noi, nessuno avrebbe salutato degli sconosciuti - in primo luogo - e tantomeno avrebbe puntato l’attenzione sul lato fitness dell’attività. Con tutti quegli alberi, quella neve, quei paesaggi, le calorie erano proprio l’ultimo dei nostri pensieri.

Le tracce per il fondo si snodano nella zona ai piedi del panettone da sci di discesa, e alcuni percorsi più difficili salgono verso gli impianti e scendono dall’altro lato della montagna. Qualche folata di vento ci faceva cadere addosso fiocchi di neve come piccoli cristalli di ghiaccio.

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L’altra attrattiva della zona è il lago Charlevoix (nella foto) che si allunga dalla costa verso l’interno, come un serpente. Il lago ghiaccia completamente, in inverno, ma pare che adesso non sia ancora ben consolidato, e la barista che ci ha servito la birra sconsiglia di camminarci sopra (l’avevamo appena fatto, saltellando anche ripetutamente per saggiarne la consistenza). Anche il lago Michigan ghiaccia, ma non del tutto, e su quello è davvero meglio non camminare…