venerdì 6 luglio 2012
venerdì 18 maggio 2012
I eat my road kill
Per come guida la gente, qui, dovrebbero farlo un po’ più difficile, l’esame scritto per la patente. Tralasciando il fatto che per ben tre volte ci siamo presentati al Secretary of State a vuoto (la prima volta era troppo tardi, la seconda anche; la terza l’ufficio era chiuso), l’iter burocratico per richiedere una patente dello stato del Michigan non è lungo e costoso come lo sarebbe da noi, e rispondere correttamente ad almeno 30 delle 40 domande è spesso solo questione di buon senso.
Un esempio:
Se sul sedile dietro i vostri bambini strillano, pretendendo che colleghiate immediatamente il loro ipod alla radio, mentre voi state guidando nel traffico di punta, voi che cosa fate? Purtroppo fra le risposte non c’erano “Alzo a palla la radio per non sentirli”, né “Li minaccio con il mio fucile ad aria compressa per farli stare zitti”, ma comunque siamo riusciti a individuare la risposta corretta.
Un’altra chicca era:
“Se arrivate a un passaggio a livello con le sbarre abbassate, le luci lampeggianti e la sirena in funzione, che cosa fate?” Fra le risposte era contemplata la possibilità di aggirare le sbarre e passare comunque, nel caso all’orizzonte non si vedesse alcun treno.
Da notare che, dovendo portare alcuni documenti integrativi, la prossima volta non saremo costretti a fare la coda; in questi casi, viene consegnato un pass apposito, in modo da ridurre i tempi di attesa. Come da noi, no?
Il minuscolo libretto di preparazione all’esame contempla anche la cosiddetta “Collisione veicolo-cervo”; pare che ogni anno si verifichino almeno 60.000 casi, che risultano in danni al veicolo per alcune migliaia di dollari. In compenso, non tutti i cervi vengono per nuocere: chiamando la polizia locale per segnalare l’incidente, è possibile ottenere un permesso per portarsi via il cervo. Come dice l’adagio, “I eat my road kill” (va bene se stendete un cervo, ma qui pare che qualcuno si mangi persino i procioni…)
Tra le varie cose, lo stesso libretto sollecita ad essere cortesi con gli altri occupanti della strada, siano essi pedoni, bici, motociclette (le bici hanno tutto il diritto di viaggiare per strada). O ancora, consiglia di spostarsi a sinistra in autostrada, in prossimità di un’immissione, per far entrare le macchine senza che debbano essere costrette a inchiodare o ad accelerare a dismisura per riuscire a infilarsi. Va be’, ce lo dicevano che qui in Michigan gli automobilisti sono un po’ aggressivi…
A proposito di aggressività, l’altro giorno siamo stati inseguiti per svariate miglia da uno che riteneva gli avessimo fatto torto. Jaco, al volante, ne ha provate di tutti i colori per seminarlo; brusca sterzata per uscire dall’autostrada all’ultimo, stradine secondarie con curve a gomito e lui niente, sempre dietro sulla sua Camaro. Io ero già pronta a chiamare il 911, immaginando gli scenari peggiori (comunque è vero, proprio vero: qui TUTTI hanno una pistola, e anche se non dovrebbero spesso se la portano in macchina) ma Jaco ha stupito tutti con la sua arma segreta, direttamente da Top Gun.
La cobra-manoeuvre Top Gun (eseguita su una Jeep)
Appena rientrati in autostrada, l’altra macchina ha fatto l’errore di spostarsi sulla corsia a fianco; allora Jaco ha prima frenato bruscamente e poi ha sterzato per inchiodare sulla corsia di emergenza, mentre la Camaro, incalzata dalle macchine dietro, è stata costretta ad andare avanti. Per fortuna c’era molto traffico, e non potendosi fermare nelle immediate vicinanze, riteniamo che il guidatore abbia poi deciso di lasciar perdere. Abbiamo aspettato cinque minuti prima di ripartire, e per il primo quarto d’ora abbiamo sfiorato il limite minimo di velocità, controllando che la Camaro non fosse appostata sulla corsia di emergenza. Abbiamo tirato un sospiro di sollievo, ma comunque non abbiamo smesso di guardarci attorno, temendo di veder rispuntare la diabolica macchina e il suo guidatore.
venerdì 3 febbraio 2012
Tempesta di neve
Ci siamo sempre chiesti come potesse essere, l’iperspazio, e infine l’abbiamo scoperto. Sulla interstatale 75, quella che attraversa tutto il Michigan. Una tempesta di neve in piena regola, vortici di fiocchi bianchi spinti da un vento a 30 chilometri all’ora, la strada che sembra una pista da sci; impossibile trovare punti di riferimento attorno a noi, bisogna aggrapparsi al volante per evitare che la macchina sbandi. Unico aiuto, la banda rumorosa sull’asfalto, che ci avverte se ci spostiamo troppo a destra. Tutta le neve che non era caduta prima sembra debba cadere adesso.
Pare che il fenomeno sia direttamente legato alla conformazione del territorio e alla presenza dei grandi laghi; i venti freddi che si scontrano con l’aria più calda (relativamente) dello Huron, Michigan e Superior raccolgono vapore acqueo e lo disperdono sotto forma di neve.
Neanche a dirlo, i servizi meteo sconsigliano puntualmente di mettersi in viaggio in simili condizioni di instabilità. Adesso abbiamo capito perché…
Nonostante la visibilità praticamente nulla, ogni tanto qualche macchina ci supera a velocità sostenuta, alzando dietro di sé una nuvola di neve. Ci chiediamo come facciano a viaggiare ai 120, e possiamo solo ipotizzare che siano abituati alle condizioni e che conoscano le strade come le loro tasche. Ci dobbiamo ricredere subito, quando ritroviamo un SUV - di quelli che ci avevano sorpassato - fermo, contro mano, quasi fuori carreggiata, dopo qualche decina di minuti, segnalato dai lampeggianti blu e rossi della polizia. Sì, sì, sapranno guidare, commenta Jako. Ma io vengo dalle Alpi, a casa mia ci sono le curve!
domenica 29 gennaio 2012
Verso Stokely, Canada
Direzione Canada, appena oltre la frontiera settentrionale con il Michigan. Ci hanno parlato di Stokely come di un paradiso per lo sci di fondo, con circa un centinaio di chilometri di piste, battute e non, in un ambiente selvaggio e remoto. La strada è la stessa che ci ha portato, una settimana fa, a Boyne; l’interstatale 75 sale dalla Florida, attraversa tutto il Michigan e arriva fino a Sault Sainte Marie, in Canada. In realtà ci sono due cittadine con questo nome, una in Michigan, appena prima della frontiera, e l’altra in Ontario, appena dopo la frontiera. Pare che la prima sia il terzo più antico insediamento degli Stati Uniti, e che per gli indiani fosse un centro importante per la sua posizione, che assicurava abbondanza di cacciagione e pesca.
Quello che vediamo noi non rievoca la gloria delle tribù indiane, purtroppo. A mano a mano che saliamo verso nord gli spazi si aprono, i centri abitati sono sempre più lontani e addirittura, lungo la strada, un cartello avverte:
PRISON AREA
DO NOT PICK UP
HITCHHIKERS
Cosa che tradotta significa: non date passaggi agli autostoppisti, potreste avere brutte sorprese, visto che la zona ospita una prigione di stato… Con tutti gli episodi di Criminal Minds che abbiamo visto, non ci saremmo fermati comunque.
Passare la frontiera è uno scherzo. Canada e Stati Uniti sono separati da un ponte, presidiato sui due lati dalle rispettive polizie. I canadesi sembrano degli agnellini al confronto con i poliziotti USA , ma se lo possono permettere, vista la rigorosità del “Border Protection Service”: sanno che chi viene dagli Stati Uniti è stato controllato più volte, e molto bene.
Abbiamo scelto un albergo a Sault e non a Stokely perché a Stokely non c’è niente, a parte il centro sciistico e annesso lodge che si fa pagare 150$ a notte il lusso di essere sulle piste da sci. Sault Sainte Marie - soprassediamo sulla pronuncia - è una vera e propria città, un punto di passaggio obbligato per tutte le navi in transito da e per il Lago Superiore, sviluppatasi sull’industria siderurgica; una via di mezzo fra una città di frontiera e un polo industriale, il che - se si aggiunge il clima estremamente rigido - è tutto dire.
Il nostro albergo appare un po’ equivoco, ma visto che abbiamo pagato poco evitiamo di porci troppe domande; il vecchietto alla reception è molto cortese, sembra voler fare del suo meglio per compiacerci. Ci avverte anche che nel bar collegato all’albergo ci sarà un po’ di musica, come ospiti potremo entrare liberamente. Grazie, grazie mille, ma domani mattina ci svegliamo presto…
Verso le undici e mezza, quando ci infiliamo sotto le coperte, avvertiamo qualche battito tecno in lontananza, segno che la serata è iniziata. Niente che possa disturbarci. Ma nel giro di dieci minuti il volume si è già alzato. Proviamo a costruire rudimentali tappi per le orecchie con la carta igienica, Jaco infila la testa sotto il cuscino e io la avvolgo in un asciugamano; non so come, riusciamo a prendere sonno. Ci svegliamo quasi subito, il volume è aumentato ancora, i vetri e i muri vibrano per i bassi della tecno sparata a palla, dall’esterno giungono gli schiamazzi degli avventori ubriachi. Il letto si muove quasi, io tento di convincere Jak a fare fagotto e cercare un altro albergo, ma lui mi fa notare che:
- è notte fonda
- là sotto sono tutti ubriachi e/o pesantemente alterati
- la buttafuori del locale è molto grossa e sarebbe meglio non doverci discutere
- sta nevicando a fiocchi grossi come pulcini
Be’, almeno sta nevicando. Almeno quello. Buona notte.
(segue)