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lunedì 16 gennaio 2012

Detroit!

Siamo arrivati, finalmente, dopo un volo di nove ore da Francoforte. Mentre l’aereo sorvolava il Canada ci siamo goduti la vista di fiordi ghiacciati e di una terra bianca e fredda che si stendeva a perdita d’occhio; laghi e ancora laghi, fino al Michigan, dove sapevamo che avremmo trovato temperature ben diverse da quelle a cui siamo abituati. Termometro stabile sotto lo zero.
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In realtà, fatta eccezione per il vento gelido del primo giorno, le temperature non sono poi troppo diverse rispetto alle nostre, ma pare che - come da noi - quest’inverno sia eccezionalmente caldo.
Comunque, di Detroit noi abbiamo visto solo l’aeroporto, visto che la località dove stiamo, e staremo, è quasi a un’ora di macchina verso nord. Per ora non abbiamo ancora assaggiato la decadente metropoli post-industriale, non abbiamo attraversato la famosa 8mile (quella di Eminem, per intenderci) e non abbiamo ancora assaporato la cultura musicale della città… Se gli artisti nati qui sono diventati così famosi, ci sarà un perché… Probabilmente erano davvero incazzati!
Un lampo di quella decadenza - per non dire miseria - di cui in tanti ci hanno parlato, lo abbiamo intravisto attraversando Ann Arbor, la cittadina sede dell’Università del Michigan.
La via che ci portava verso il centro era un po’ infossata fra due argini erbosi, su cui sorgevano le tipiche casette in stile americano, legno e patio, una piccola scaletta che conduce a livello strada, un fazzoletto di verde attorno. Assi di legno sbarravano le porte e le finestre di molte di quelle case, semplicemente abbandonate, nemmeno messe in vendita.

venerdì 6 gennaio 2012

Tarda estate… americana

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Quindici giorni di estate a novembre, a San Vito lo Capo. Non avremmo potuto chiedere di meglio. Mentre intorno infuriava la bufera - alluvioni ovunque e telefonate dai parenti che si allarmavano per i bollettini di brutto tempo - noi dovevamo accuratamente evitare tutte le falesie al sole per rischio di insolazione, e riuscivamo a fare non uno, ma tre o quattro bagni in mare. Ci chiedevamo perplessi in quale periodo dell'anno fossero frequentabili, le falesie al sole. Ci avevamo provato due volte, dopo avere scrutato il cielo e deciso che forse la giornata sarebbe stata nuvolosa. Ovviamente avevamo scalato, ma a fatica, desiderando solo o quasi solo di poterci tuffare in acqua. In quindici giorni di vacanza avevamo riposato solo due o tre giorni, lo stretto indispensabile.

La sensazione era di non poter perdere tempo, e di dover assorbire tutto il caldo possibile per riuscire ad affrontare il freddo che ci aspettava. Non quello dell'inverno, ma quello del Michigan, dove ci saremmo trasferiti dall'inizio del 2012, prima Jak, poi io. Il Michigan è famoso per essere uno stato lacustre, non certamente per le sue montagne; è più vicino al Canada che al Colorado, o alla California. Ma allora, per quale motivo avevamo deciso di andarci? Per farla breve: dopo mille ragionamenti e discussioni, abbiamo convenuto che fosse, in fin dei conti, un'avventura. Due anni o tre in un altro continente, per scoprire se anche così lontano dai luoghi noti e dalle amicizie consolidate saremmo riusciti a cavarcela.

Presa la decisione, abbiamo dovuto affrontare la realtà: saremmo stati lontani, molto lontani, da montagne e falesie. Qualcosina in zona lo si trova, a volerlo cercare, ma le distanze sono qualcosa di inconcepibile per due torinesi, abituati ad avere le falesie più vicine a quaranta minuti di macchina, Finale a un'ora e mezza, Ceüse a due e mezza e Arco a tre ore di macchina. In compenso le palestre non mancano, e i voli interni paiono abbastanza economici da permettere spostamenti relativamente frequenti. Red River Gorge è tutto sommato vicina, ma ancora più vicine sono le cascate di ghiaccio verso il confine con il Canada.

Tutto il resto si perde su una mappa, dove i centimetri equivalgono a centinaia di chilometri. Cercheremo di percorrerne il più possibile.

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